Coxartrosi: sintomi, stadi e quando operare l’anca
La coxartrosi è l’artrosi dell’articolazione coxo-femorale: il consumo progressivo della cartilagine tra la testa del femore e l’acetabolo. Il suo dolore tipico si sente all’inguine, non sul fianco, e può scendere lungo la coscia fino al ginocchio. Progredisce lentamente, e la protesi è l’ultima tappa del percorso, non la prima.
Dove fa male: riconoscere la coxartrosi
C’è un equivoco che accompagna quasi tutti all’inizio: si dice “mi fa male l’anca” indicando il fianco, cioè la sporgenza ossea laterale. L’anca però sta davanti, in profondità, e quando si ammala il dolore si sente all’inguine, a volte solo lì. Da lì può irradiarsi lungo la faccia anteriore della coscia e arrivare fino al ginocchio: non è raro che una coxartrosi si presenti come un dolore al ginocchio con l’anca apparentemente silente.
Gli altri elementi del quadro tipico:
- rigidità al mattino o dopo l’inattività, che dura pochi minuti e si scioglie muovendosi
- dolore che peggiora con il carico e migliora con il riposo: è l’opposto di quanto accade nelle artriti infiammatorie, dove il riposo peggiora e il movimento allevia
- limitazione progressiva dei movimenti, a partire dalla rotazione interna, che è la prima a ridursi
- gesti quotidiani che diventano difficili: allacciarsi le scarpe, tagliarsi le unghie dei piedi, salire e scendere dall’auto, incrociare le gambe
- zoppia, all’inizio solo a fine giornata
Non tutto il dolore in quella zona è coxartrosi: possono essere in causa i tendini, la borsa trocanterica, la colonna lombare o altre strutture, e la distinzione si fa con la visita. Il percorso di orientamento del sintomo in base al punto esatto in cui fa male è descritto nella voce sul dolore all’anca.
Leggere il referto: cosa significano i termini della radiografia
Il referto di una radiografia del bacino è scritto in una lingua che spaventa più di quanto dovrebbe. Ecco cosa vogliono dire i termini che ricorrono più spesso.
| Termine sul referto | Che cosa indica |
|---|---|
| riduzione della rima articolare | lo spazio tra femore e acetabolo si è ridotto: è il segno principale dell’artrosi |
| sclerosi subcondriale, sclerosi del tetto acetabolare | l’osso sotto la cartilagine si è addensato in risposta al carico |
| osteofiti, appuntimento dei cigli cotiloidei | neoformazioni ossee ai margini dell’articolazione |
| geodi, cisti subcondrali | piccole cavità nell’osso sotto la cartilagine |
| ovalizzazione o deformazione della testa femorale | la testa del femore ha perso la forma sferica |
| coxartrosi bilaterale | entrambe le anche sono interessate |
Il referto descrive un’immagine, non decide la terapia. L’indicazione nasce dal quadro clinico complessivo e la pone lo specialista dopo aver visitato.
Gli stadi radiografici, e perché non bastano
Per graduare l’artrosi sulle immagini si usa la classificazione di Kellgren-Lawrence, che va da 0 a 4: si parte dall’assenza di segni e si arriva alla riduzione marcata della rima con osteofiti estesi, sclerosi e deformazione dei capi articolari. È uno strumento utile per descrivere e confrontare nel tempo.
Il punto che conta davvero, però, è un altro: il grado radiografico e il dolore non coincidono. Esistono anche molto compromesse all’immagine che danno pochi disturbi, e anche con alterazioni modeste che fanno male e limitano parecchio. È la ragione per cui nessuna decisione terapeutica, e in particolare quella sulla protesi, si prende guardando solo la radiografia.
Perché viene
Si distinguono una forma primaria e una secondaria. La coxartrosi primaria non ha una causa identificabile e si lega all’età, al carico accumulato negli anni e a una predisposizione familiare.
Le forme secondarie sono quelle che spiegano perché una persona di 45 anni può trovarsi con un’anca artrosica:
- displasia dell’anca, anche in forma lieve e anche se non fu diagnosticata nell’infanzia: un acetabolo poco coprente concentra il carico su una superficie più piccola per tutta la vita
- conflitto femoro-acetabolare, o FAI, in cui un contatto anomalo tra testa e acetabolo durante il movimento danneggia progressivamente il labbro e la cartilagine
- esiti di traumi e fratture dell’acetabolo o del femore prossimale
- necrosi della testa femorale, in cui una parte dell’osso perde il suo apporto di sangue e cede strutturalmente
- artriti infiammatorie che hanno interessato l’articolazione
Sulla velocità di progressione pesano il sovrappeso, i lavori che comportano carico elevato o lunghe ore in piedi e gli sport ad alto impatto ripetuto.
Una precisazione utile, perché le due cose vengono spesso confuse: la coxartrosi riguarda la cartilagine che si consuma, l’osteoporosi riguarda l’osso che diventa fragile. Sono condizioni diverse, con esami, conseguenze e terapie diverse, e si possono avere entrambe. Lo stesso vale per l’artrosi cervicale: stessa malattia, sede e sintomi completamente diversi.
Come si cura
Il trattamento conservativo
È il fondamento del percorso e si regge su tre elementi. Il controllo del peso, perché ogni chilo in meno riduce il carico che l’articolazione sopporta a ogni passo. L’attività fisica adeguata: il movimento fa parte della cura, non è ciò che consuma l’anca. La fisioterapia con rinforzo mirato, in particolare della muscolatura glutea, che stabilizza il bacino e riduce il sovraccarico articolare.
Un dettaglio pratico che quasi nessuno spiega e che cambia molto: il bastone va tenuto dal lato opposto all’anca malata. Appoggiandosi dal lato sano si riduce in modo significativo la forza che agisce sull’articolazione dolente, mentre usarlo dallo stesso lato non produce quell’effetto.
Per il dolore esistono farmaci che il medico valuta caso per caso, tenendo conto delle altre condizioni presenti: la scelta e la durata sono decisioni cliniche, non da prendere in autonomia.
Infiltrazioni
L’infiltrazione consiste nell’introdurre un farmaco direttamente nell’articolazione: si usano cortisonici, per il controllo di una fase dolorosa, e acido ialuronico, con l’obiettivo di migliorare la lubrificazione articolare. Nell’anca la procedura è tecnicamente più impegnativa che nel ginocchio, perché l’articolazione è profonda, e viene abitualmente eseguita sotto guida ecografica o radiologica.
I limiti vanno detti: l’effetto è temporaneo e variabile da persona a persona, e non modifica il danno cartilagineo già presente. È un trattamento che può aprire una finestra di minor dolore in cui lavorare meglio sull’esercizio, non un’alternativa al percorso conservativo. L’indicazione la pone lo specialista, il fisiatra o il reumatologo.
Terapie fisiche
Tecarterapia, magnetoterapia e ozonoterapia vengono proposte spesso per l’artrosi d’anca. È corretto dire come stanno le cose: il supporto scientifico applicato specificamente all’anca è limitato, gli effetti riferiti riguardano soprattutto il dolore nel breve periodo e nessuna di queste terapie modifica il danno della cartilagine. Possono avere un ruolo di supporto dentro un percorso, non ne sono il centro, e non sostituiscono esercizio e controllo del carico.
Gli esercizi e i movimenti da evitare
Con un’anca artrosica alcuni gesti peggiorano il dolore o accelerano il sovraccarico. Questi sono quelli che ricorrono più spesso, con la ragione per cui è meglio lasciarli stare:
- Corsa su asfalto e attività ad alto impatto ripetuto. Ogni appoggio trasmette all’articolazione una forza molto superiore al peso corporeo, su una cartilagine che non la distribuisce più bene.
- Accosciate profonde e affondi a fine escursione. Portano l’anca nel punto in cui lo spazio articolare è già ridotto, ed è lì che si genera il dolore.
- Esercizi che forzano la rotazione interna o l’adduzione oltre il limite del dolore. La rotazione interna è il movimento che si perde per primo: insistere non lo recupera, lo irrita.
- Stretching aggressivo dell’articolazione. La limitazione della coxartrosi è articolare, non muscolare: tirare non la sblocca.
- Sedute molto basse e tempi lunghi da seduti. L’anca resta flessa a fondo per ore e alzarsi diventa il momento più doloroso della giornata.
- Portare pesi dal lato dell’anca malata. Aumenta il carico proprio dove non serve: se hai una borsa pesante, tienila dall’altro lato, per lo stesso motivo per cui il bastone va dal lato opposto.
- Smettere di muoversi. È l’errore più dannoso di tutti. Con l’inattività il medio gluteo perde forza, il bacino si stabilizza peggio e il carico sull’articolazione aumenta: il dolore che si voleva evitare torna amplificato.
Coxartrosi, lavoro e invalidità
Una coxartrosi avanzata può limitare in modo rilevante la capacità lavorativa, soprattutto in chi svolge un lavoro con carico, stazione eretta prolungata o cammino continuo. È un tema pratico e frequente, su cui vale la pena sapere come funziona.
Esistono percorsi di riconoscimento, dall’invalidità civile ai benefici previsti dalla legge 104 nei casi in cui ne ricorrano le condizioni. Il punto da chiarire subito è chi decide: la domanda si presenta all’INPS e la valutazione la effettua una commissione medica, sulla base della documentazione clinica e dell’esame della persona. Non la decide il medico curante, né lo specialista che ha fatto la diagnosi.
Quello che conviene avere pronto è la documentazione: le immagini radiologiche con i relativi referti, una relazione dello specialista che descriva il quadro clinico e la limitazione funzionale, e la storia dei trattamenti effettuati con i loro esiti. Vale la pena sottolineare un aspetto: in questa valutazione il grado di limitazione funzionale pesa più del reperto radiografico, per la stessa ragione per cui i due non coincidono.
Per la procedura, i tempi e i requisiti il riferimento sono l’INPS e i patronati, che seguono la pratica gratuitamente. Un centro medico fornisce la documentazione clinica, non la consulenza amministrativa: è utile sapere a chi chiedere che cosa.
Quando si valuta la protesi
La decisione non nasce dal grado radiografico ma dalla combinazione tra dolore e vita quotidiana. Gli elementi che la orientano sono un dolore che non risponde più al trattamento conservativo, un dolore notturno che disturba il sonno, e una limitazione funzionale che incide sulle attività della giornata: la distanza che si riesce a percorrere, le scale, il lavoro, il sonno.
Non esiste un’età-soglia, né minima né massima: si valutano la condizione generale della persona, le aspettative e il quadro clinico complessivo.
Il percorso prevede una valutazione specialistica, l’intervento e una fase riabilitativa. L’intervento di artroprotesi si esegue in ambito ospedaliero, non in un poliambulatorio: qui si fanno la diagnosi, il percorso conservativo, la valutazione dell’indicazione e il monitoraggio nel tempo.
Quando rivolgersi allo specialista
Ci sono situazioni che meritano una valutazione senza rimandare:
- dolore inguinale presente a riposo e di notte, che sveglia
- zoppia comparsa di recente o peggiorata rapidamente
- dolore all’anca dopo un trauma, anche lieve, in una persona anziana o con osteoporosi: può trattarsi di una frattura
- dolore all’anca accompagnato da febbre, che va valutato senza attendere
- perdita improvvisa della capacità di caricare sull’arto
Fuori da questi casi, la valutazione la esegue l’ortopedico, affiancato dal fisiatra per l’impostazione del percorso conservativo, dal fisioterapista per il trattamento, dal reumatologo quando si sospetta una componente infiammatoria e dal geriatra quando il quadro va inserito in una valutazione più ampia della persona anziana.
Il centro di Cernusco sul Naviglio è in via Roma 17, raggiungibile anche da Carugate, Brugherio, Cologno Monzese e Segrate. Telefono 02 89701701; orari dal lunedì al venerdì 07:30-20:30 e sabato 07:30-13:00. Per i tempi di prenotazione aggiornati consulta il sito principale Santagostino o contatta direttamente la sede: la disponibilità varia in funzione del calendario degli specialisti.
Domande frequenti sulla coxartrosi
Quali sono i sintomi della coxartrosi?
Il sintomo principale è il dolore all’inguine, che può irradiarsi alla faccia anteriore della coscia e fino al ginocchio. Si accompagna a rigidità di breve durata al risveglio, dolore che peggiora con il carico e migliora a riposo, riduzione della rotazione interna e difficoltà in gesti come allacciarsi le scarpe.
Come si cura la coxartrosi?
Il trattamento parte da controllo del peso, attività fisica adeguata e fisioterapia con rinforzo della muscolatura glutea, affiancati dalla gestione del dolore decisa dal medico. In casi selezionati si valutano infiltrazioni. Quando il dolore non risponde più e la vita quotidiana è compromessa, si considera la protesi.
Quando operare la coxartrosi?
Quando il dolore non risponde più al trattamento conservativo, disturba il sonno e la limitazione funzionale incide sulla vita di tutti i giorni. La decisione non si basa sul grado radiografico né su un’età-soglia, ma sul quadro clinico complessivo, e la prende lo specialista insieme alla persona.
Cosa non fare con la coxartrosi?
Meglio evitare corsa su asfalto e attività ad alto impatto, accosciate profonde, movimenti che forzano la rotazione interna, stretching aggressivo dell’articolazione e sedute molto basse. L’errore più dannoso però è smettere di muoversi: la perdita di forza dei glutei aumenta il carico sull’articolazione.
Che cosa vuol dire coxartrosi bilaterale?
Significa che l’artrosi interessa entrambe le anche, non necessariamente allo stesso stadio: spesso un lato è più compromesso dell’altro e più doloroso. È una situazione frequente, soprattutto nelle forme legate a una conformazione dell’anca presente da sempre, come la displasia.
Cosa significa sclerosi del tetto acetabolare?
Indica che l’osso della porzione superiore dell’acetabolo, quella che sostiene il carico, si è addensato in risposta alla sollecitazione. È una reazione dell’osso alla riduzione della cartilagine sovrastante, uno dei segni radiografici dell’artrosi, e da sola non dice quanto la persona stia male.
La coxartrosi è invalidante?
Nelle forme avanzate può limitare in modo rilevante il cammino, la stazione eretta e il lavoro. Può essere valutata ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile: la domanda si presenta all’INPS e la decisione spetta a una commissione medica, che considera soprattutto la limitazione funzionale documentata.
Si può camminare con la coxartrosi?
Sì, e camminare fa parte della cura: l’inattività indebolisce i muscoli che proteggono l’articolazione. Conviene distribuire i tragitti nella giornata invece di concentrarli, scegliere superfici regolari e, se serve, usare un bastone tenendolo dal lato opposto all’anca dolente.