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Osteoporosi: cause, sintomi e come rinforzare le ossa

Cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia dello scheletro che riduce progressivamente la densità minerale ossea e altera la microarchitettura del tessuto osseo.

Questa malattia rende le ossa più fragili e soggette a fratture anche in seguito a traumi minimi o a semplici movimenti quotidiani.

In Italia colpisce circa 5 milioni di persone, soprattutto donne dopo la menopausa e uomini oltre i 60 anni.

La massa ossea non è costante nel corso della vita: cresce fino a raggiungere il suo massimo, il cosiddetto picco di massa ossea, tra i 25 e i 30 anni, per poi iniziare un declino fisiologico legato all’invecchiamento.

Nelle donne questo processo accelera in modo marcato dopo la menopausa, a causa del calo degli estrogeni, ormoni che proteggono la densità ossea.

Quando la riduzione della massa ossea è ancora moderata si parla di osteopenia, una condizione intermedia che non equivale ancora a osteoporosi ma indica un rischio aumentato, da monitorare nel tempo.

Cause e fattori di rischio

Le cause dell’osteoporosi si dividono in primarie e secondarie.

L’osteoporosi primaria è la forma più diffusa e comprende quella post-menopausale, legata al calo di estrogeni, e quella senile, legata al naturale invecchiamento.

L’osteoporosi secondaria dipende invece da altre patologie o dall’uso di alcuni farmaci.

I fattori di rischio più rilevanti sono:

  • Età avanzata e menopausa precoce
  • Familiarità per fratture da fragilità, in particolare di femore o vertebre
  • Carenza di calcio e vitamina D
  • Sedentarietà e scarsa attività fisica
  • Fumo di sigaretta e consumo eccessivo di alcol
  • Magrezza eccessiva (indice di massa corporea inferiore a 19)
  • Uso prolungato di corticosteroidi, terapie ormonali per tumori della mammella o della prostata, antiepilettici

Anche alcune malattie croniche aumentano il rischio, tra cui patologie endocrine come ipertiroidismo e iperparatiroidismo, malattie infiammatorie intestinali, artrite reumatoide e celiachia non diagnosticata.

Sintomi: perché è una “malattia silenziosa”

L’osteoporosi viene spesso definita una malattia silenziosa perché non dà sintomi evidenti fino alla comparsa di una frattura.

La maggior parte delle persone scopre di avere le ossa fragili solo dopo essersi fratturata in seguito a una caduta banale o a uno sforzo minimo.

Le fratture da fragilità interessano soprattutto tre distretti:

  • Vertebre: causano dolore acuto alla schiena, riduzione dell’altezza e, nei casi più avanzati, curvatura anomala della colonna. Alcune fratture vertebrali sono asintomatiche e vengono scoperte per caso durante altri esami.
  • Femore prossimale: provoca dolore intenso all’inguine e impossibilità di camminare; richiede quasi sempre un intervento chirurgico e comporta un elevato rischio di perdita di autonomia.
  • Polso: si verifica in genere dopo una caduta con la mano tesa in avanti.

Dopo una prima frattura, il rischio di subirne altre aumenta in modo significativo.

Come si diagnostica l’osteoporosi

La diagnosi si basa principalmente sulla densitometria ossea, o MOC (mineralometria ossea computerizzata), nota anche come esame DEXA: un esame radiologico che misura la densità minerale ossea nei punti più a rischio di frattura, in genere colonna lombare e femore prossimale.

Il medico valuta anche l’anamnesi del paziente e i fattori di rischio, e può prescrivere una radiografia della colonna per individuare fratture vertebrali pregresse, esami del sangue e delle urine per escludere forme secondarie, o questionari validati per stimare il rischio di frattura nei prossimi 10 anni.

È consigliabile sottoporsi alla MOC anche in assenza di sintomi, se sono presenti fattori di rischio significativi, e ripeterla periodicamente – in genere ogni 18-24 mesi . per monitorare l’andamento della densità ossea o la risposta a un’eventuale terapia.

Come si svolge l’esame MOC-DEXA

È un esame semplice e indolore: dura pochi minuti, non richiede digiuno né preparazioni particolari e comporta un’esposizione a radiazioni molto più bassa rispetto a una radiografia tradizionale.

Si esegue da sdraiati, restando vestiti (salvo indumenti con elementi metallici), e il risultato è disponibile in tempi rapidi.

Come si legge il T-score

Il risultato della MOC viene espresso come T-score, un valore che confronta la densità ossea della persona con quella di un giovane adulto sano al picco di massa ossea:

  • T-score superiore a -1: densità ossea normale
  • T-score tra -1 e -2,5: osteopenia (riduzione della massa ossea)
  • T-score uguale o inferiore a -2,5: osteoporosi

Nei soggetti under 50 si utilizza invece lo Z-score, che confronta i valori con quelli di persone della stessa età: un valore uguale o inferiore a -2 indica osteoporosi.

Cura e trattamento dell’osteoporosi

Il trattamento dell’osteoporosi combina modifiche dello stile di vita, integrazione nutrizionale e, quando necessario, terapia farmacologica.

Calcio e vitamina D sono i pilastri della terapia: il fabbisogno giornaliero di calcio è di circa 1000-1200 mg, quello di vitamina D di almeno 800 UI.

Quando l’alimentazione non basta, soprattutto negli anziani e in chi si espone poco al sole, servono integratori specifici.

I farmaci anti-osteoporotici vengono scelti in base al rischio di frattura individuale:

  • Bifosfonati: rallentano il riassorbimento osseo, sono il trattamento di prima linea.
  • Denosumab: anticorpo monoclonale che inibisce la distruzione ossea.
  • Teriparatide e romosozumab: farmaci anabolici che stimolano la formazione di nuovo tessuto osseo, riservati ai casi più gravi.
  • Modulatori selettivi dei recettori estrogenici: usati nelle donne in post-menopausa con rischio basso-moderato.

Anche la prevenzione delle cadute fa parte della cura: eliminare tappeti scivolosi, garantire un’illuminazione adeguata, usare ausili quando serve e correggere eventuali deficit visivi riduce concretamente il rischio di fratture.

La terapia farmacologica dà risultati solo se seguita con costanza nel tempo: interromperla precocemente vanifica in buona parte i benefici ottenuti.

Per questo è importante affrontare con lo specialista eventuali dubbi o effetti collaterali, invece di sospendere la cura in autonomia.

Esercizio fisico: quali attività fare (e quali evitare)

L’attività fisica è parte integrante della cura: gli esercizi di carico, equilibrio e rinforzo muscolare riducono il rischio di cadute e stimolano la formazione ossea.

Le attività generalmente più indicate sono il cammino a passo sostenuto, la ginnastica dolce, il tai chi, utile soprattutto per l’equilibrio, e gli esercizi di rinforzo con pesi leggeri. Da svolgere con regolarità (idealmente più volte alla settimana) piuttosto che in modo occasionale, perché è la costanza a fare la differenza sulla densità ossea.

La fisioterapia può aiutare a costruire un programma personalizzato, soprattutto dopo una frattura.

In presenza di osteoporosi conclamata o di fratture vertebrali pregresse, è invece opportuno valutare con lo specialista

i movimenti di flessione o torsione brusca del busto e gli sport ad alto impatto o con rischio di caduta, che possono aumentare la probabilità di nuove fratture.

Alimentazione: cosa mangiare per rinforzare le ossa

La prevenzione dell’osteoporosi inizia da giovani, con l’obiettivo di raggiungere un picco di massa ossea ottimale, e prosegue per tutta la vita rallentando la perdita fisiologica.

Tra gli alimenti ricchi di calcio da privilegiare: latte e derivati (in particolare formaggi stagionati e yogurt), pesce con lische morbide come sardine e alici, verdure a foglia verde, frutta secca e legumi. Per la vitamina D sono utili il pesce grasso, il tuorlo d’uovo e gli alimenti fortificati, oltre a 15-20 minuti al giorno di esposizione solare su braccia e gambe.

Il latte resta la bevanda più efficace per l’apporto di calcio e vitamina D: un bicchiere da 200 ml ne fornisce circa 240 mg. Le bevande vegetali fortificate e le acque minerali calciche (oltre 300 mg/litro) sono valide alternative.

Da limitare invece l’eccesso di sale, caffeina e bevande gassate, che aumentano l’escrezione urinaria di calcio, così come alcol e fumo, che danneggiano direttamente le cellule ossee.

Quando i fattori di rischio sono più di uno, o in presenza di intolleranze e restrizioni alimentari che rendono più difficile coprire il fabbisogno di calcio, può essere utile costruire un piano alimentare su misura con un nutrizionista.

Quando rivolgersi allo specialista

È bene prenotare una visita specialistica in presenza di una frattura avvenuta per un trauma minimo, di familiarità per fratture da fragilità, di menopausa precoce o di terapie che aumentano il rischio di osteoporosi. È utile rivolgersi allo specialista anche solo per una valutazione preventiva, senza aspettare la comparsa di sintomi: individuare per tempo un rischio elevato permette di intervenire quando è più facile prevenire una frattura che curarne le conseguenze.