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Tumore al seno: sintomi, prevenzione, diagnosi e cure

Il tumore al seno è la neoplasia più diagnosticata in Italia: nel 2024 sono state stimate circa 53.700 nuove diagnosi, di cui oltre 53.000 tra le donne (dati AIOM-AIRTUM, I numeri del cancro in Italia 2024).

È una malattia che nasce dalla crescita incontrollata di cellule della ghiandola mammaria, in genere nei dotti galattofori o nei lobuli.

È anche una delle malattie oncologiche con la prognosi migliore: la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è dell’88%, e in Italia vivono oggi circa 925.000 donne che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno.

La diagnosi precoce è il fattore che incide di più: individuare la malattia quando è ancora piccola permette trattamenti meno invasivi e risultati migliori.

Che cos’è il tumore al seno

Il seno è composto da tessuto ghiandolare, connettivo e adiposo.

Le strutture ghiandolari, i lobuli, producono il latte, che raggiunge il capezzolo attraverso i dotti galattofori.

Il tumore si sviluppa quando alcune cellule di questi tessuti si moltiplicano in modo incontrollato e acquisiscono la capacità di invadere i tessuti circostanti.

Quando le cellule alterate restano confinate dentro il dotto o il lobulo si parla di carcinoma in situ: è una forma non invasiva, con prognosi favorevole.

Quando superano quella parete il tumore diventa invasivo e viene classificato in stadi, in base a dimensione, coinvolgimento dei linfonodi ed eventuale diffusione ad altri organi.

StadioChe cosa significa
Stadio 0Tumore in situ, confinato a dotti o lobuli
Stadio 1Tumore invasivo di piccole dimensioni (sotto i 2 cm), linfonodi non coinvolti
Stadio 2Dimensioni maggiori e/o iniziale coinvolgimento dei linfonodi
Stadio 3Estensione ai tessuti vicini con importante coinvolgimento linfonodale
Stadio 4Tumore metastatico, con diffusione ad altri organi

I tipi principali di tumore al seno

Non esiste un solo tumore al seno: le forme si distinguono per origine e comportamento, e questo determina la terapia.

  • Carcinoma duttale: origina dalle cellule dei dotti galattofori ed è di gran lunga il più frequente, circa l’80% delle diagnosi.
  • Carcinoma lobulare: parte dal lobulo e rappresenta il 10-15% dei casi; può interessare entrambi i seni o comparire in più punti dello stesso seno.
  • Forme meno frequenti: carcinoma tubulare, papillare, mucinoso e cribriforme, in genere con prognosi favorevole.

Alla biopsia si valutano anche caratteristiche biologiche decisive per la cura: la presenza di recettori per estrogeni e progesterone e l’espressione della proteina HER2.

i tipi principali di tumore al seno

Sintomi: quali segnali non ignorare

Nelle fasi iniziali il tumore al seno spesso non dà alcun sintomo e può essere troppo piccolo per essere percepito con le mani.

È proprio in questa fase che gli esami di diagnosi precoce sono più utili.

I segnali che meritano una valutazione specialistica sono:

  • Nodulo o ispessimento palpabile, nel seno o nel cavo ascellare, anche se non dolente. Circa la metà dei tumori si presenta nel quadrante superiore esterno della mammella.
  • Alterazioni della pelle: arrossamento, gonfiore, retrazione, aspetto a buccia d’arancia.
  • Cambiamenti del capezzolo: retrazione o inversione di nuova comparsa, eczema, secrezioni sierose o ematiche, soprattutto se provengono da un solo lato e compaiono spontaneamente.
  • Modifiche di forma o dimensione di una mammella, se recenti.
  • Linfonodi ascellari ingrossati e persistenti.

Nessuno di questi segni significa automaticamente tumore: molti dipendono da condizioni benigne. Ma tutti meritano di essere mostrati a uno specialista senza rimandare.

E il dolore al seno?

È il sintomo che preoccupa di più, ed è quello meno indicativo.

Le forme iniziali di tumore al seno in genere non fanno male.

In uno studio condotto su quasi mille donne che lamentavano dolore al seno, solo lo 0,4% aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3% dei casi si trattava di lesioni benigne come le cisti e nel resto non c’era alcuna lesione: il dolore era legato alle normali oscillazioni ormonali.

Merita comunque un controllo il dolore persistente, localizzato sempre nello stesso punto e non collegato al ciclo.

Fattori di rischio

Alcuni fattori aumentano la probabilità di ammalarsi, altri la riducono. Su una parte si può intervenire, su un’altra no.

Fattore di rischioModificabilità
Età avanzataNon modificabile
Storia familiare di tumore al seno o dell’ovaioNon modificabile
Mutazioni genetiche (BRCA1, BRCA2)Non modificabile
Primo ciclo precoce (prima dei 12 anni), menopausa tardiva (dopo i 55)Non modificabile
Assenza di gravidanze o prima gravidanza dopo i 30 anniNon modificabile
Pregresse radiazioni al toraceNon modificabile
Sovrappeso e obesità, soprattutto dopo la menopausaModificabile
SedentarietàModificabile
Consumo di alcolModificabile
FumoModificabile
Alcune terapie ormonali prolungateModificabile

Sulla familiarità serve una precisazione che ridimensiona molte paure: si stima che solo il 5-10% dei tumori mammari sia ereditario, cioè legato a una mutazione trasmessa dai genitori.

Tra questi, le mutazioni di BRCA1 e BRCA2 spiegano circa la metà dei casi.

Avere un parente che si è ammalato non significa quindi avere una mutazione, ma è un motivo valido per parlarne con lo specialista, che può valutare l’opportunità di una consulenza genetica.

Esistono anche fattori protettivi: mantenere il peso nella norma, praticare attività fisica regolare (stimata ridurre il rischio intorno al 12%), limitare l’alcol, non fumare e privilegiare un’alimentazione di tipo mediterraneo.

Anche l’allattamento al seno per almeno sei mesi ha un effetto protettivo documentato.

Prevenzione e diagnosi precoce

La prevenzione lavora su due piani: ridurre i fattori di rischio modificabili (prevenzione primaria) e individuare il tumore prima che dia sintomi (prevenzione secondaria, cioè screening e controlli).

Lo screening mammografico in Lombardia

Qui conviene essere precisi, perché il dato nazionale che si legge ovunque (50-69 anni) non corrisponde a quello lombardo.

Regione Lombardia offre lo screening mammografico gratuito a una fascia più ampia:

Fascia d’etàScreening offerto in Lombardia
45-49 anniMammografia gratuita ogni anno
50-74 anniMammografia gratuita ogni 2 anni
Sotto i 45 o sopra i 74 anniFuori dal programma: la scelta va valutata con il medico in base al profilo di rischio individuale

L’ATS di riferimento invia a casa una lettera di invito con l’appuntamento già fissato.

Chi non l’ha ricevuta, o preferisce un’altra data, può prenotare autonomamente tramite il portale regionale Prenota Salute.

Il beneficio dello screening è massimo tra i 50 e i 69 anni, perché dopo la menopausa la mammografia è più accurata e i falsi positivi sono meno frequenti.

Nelle fasce più giovani il bilancio tra vantaggi e svantaggi resta favorevole, ma meno netto: è una delle ragioni per cui, sotto i 45 anni, non esiste un’indicazione di screening valida per tutte e la decisione va personalizzata.

L’autopalpazione: a cosa serve davvero

L’autopalpazione è utile, ma va capita per quello che è. Non è un esame di screening e la sua efficacia nell’individuare precocemente un tumore è bassa: integra i controlli medici, non li sostituisce.

Chi si autopalpa regolarmente ma salta la mammografia quando ne avrebbe diritto non è protetta.

Il suo valore reale è farti conoscere il tuo seno, così da accorgerti se qualcosa cambia.

Si esegue una volta al mese, preferibilmente nella settimana dopo la fine del ciclo, quando il seno è meno teso:

  1. Allo specchio, in piedi: prima con le braccia lungo i fianchi, poi sollevate sopra la testa, osservando simmetria, contorni e eventuali retrazioni della pelle.
  2. In piedi: braccio destro dietro la testa, esplora il seno destro con i polpastrelli di tre dita della mano sinistra, con movimenti circolari dall’esterno verso il capezzolo. Poi l’altro lato.
  3. Da sdraiata, con un cuscino sotto la spalla: ripeti i movimenti circolari, esplorando anche il cavo ascellare.
  4. Capezzolo: una leggera pressione per verificare eventuali secrezioni.

Ho trovato un nodulo: cosa succede adesso

È la situazione che genera più ansia, e sapere in anticipo come funziona aiuta.

Il percorso è graduale e ogni passaggio serve a escludere o confermare, non a dare per scontato nulla.

  1. Visita senologica. Lo specialista raccoglie la storia personale e familiare ed esamina entrambe le mammelle, i cavi ascellari e le stazioni linfonodali.
  2. Esame strumentale. In base all’età e alla densità del tessuto: sotto i 40 anni si parte in genere dall’ecografia mammaria, che distingue bene le formazioni solide da quelle cistiche; dai 40 anni in su la mammografia è l’esame di riferimento, spesso completata dall’ecografia.
  3. Eventuale approfondimento. Se la lesione resta dubbia, si può ricorrere alla risonanza magnetica della mammella.
  4. Ago-biopsia o agoaspirato. Se serve caratterizzare la lesione, si preleva un campione di cellule o tessuto con un ago, in ambulatorio e spesso sotto guida ecografica. L’analisi citologica o istologica dà la risposta definitiva.

Va detto chiaramente: la maggior parte dei noduli riscontrati non è un tumore maligno.

Il percorso diagnostico serve proprio a distinguere, e ha senso completarlo invece di fermarsi al primo spavento.

Non tutti i noduli sono tumori: le condizioni benigne del seno

Molte alterazioni del seno sono benigne e non hanno alcun rapporto con il tumore, pur potendo creare preoccupazione al momento del riscontro.

  • Mastopatia fibrocistica: la più comune. Tra i 30 e i 40 anni prevalgono le piccole cisti, più evidenti e talvolta dolenti nel periodo premestruale; tra i 40 e i 50 anni sono più frequenti cisti singole di dimensioni maggiori.
  • Fibroadenoma: il tumore benigno più frequente, tipico tra i 25 e i 30 anni. Si presenta come un nodulo singolo, di consistenza dura e ben mobile sotto le dita.
  • Condizioni infiammatorie e infettive: mastite, ascesso mammario, galattocele, più frequenti durante l’allattamento.

Anche queste condizioni vanno valutate da uno specialista, sia per la diagnosi sia perché alcune (come le cisti dolenti o gli ascessi) possono essere trattate.

Come si cura il tumore al seno

Il percorso terapeutico è personalizzato in base al tipo di tumore, allo stadio, alle caratteristiche biologiche e alle condizioni della paziente. Le opzioni si combinano tra loro.

Chirurgia

Oggi si privilegia l’approccio conservativo (quadrantectomia), che rimuove solo la porzione di seno interessata; la mastectomia, parziale o totale, si riserva ai casi in cui è necessaria.

Numerosi studi hanno dimostrato che la chirurgia conservativa seguita da radioterapia è efficace quanto la mastectomia in termini di sopravvivenza.

L’analisi del linfonodo sentinella permette di capire se la malattia ha raggiunto i linfonodi ascellari ed evitare, quando non serve, la loro rimozione completa.

È possibile procedere alla ricostruzione mammaria, in alcuni casi già durante lo stesso intervento.

Radioterapia

Effettuata di solito dopo la chirurgia, riduce il rischio che la malattia si ripresenti localmente.

Terapie mediche

Comprendono la chemioterapia (non sempre necessaria: in alcuni casi selezionati i test genomici aiutano a capire chi ne trae beneficio), l’ormonoterapia per i tumori che esprimono recettori ormonali, e le terapie a bersaglio molecolare per i tumori HER2 positivi, che sono circa il 15% del totale.

L’immunoterapia, associata alla chemioterapia, trova spazio in alcune forme avanzate.

Alcuni di questi trattamenti possono essere somministrati anche prima dell’intervento (terapia neoadiuvante), per ridurre le dimensioni del tumore e rendere la chirurgia meno invasiva.

Quali sono le forme più aggressive

Non esiste un “tumore al seno più pericoloso” in assoluto, ma alcune forme richiedono trattamenti più complessi.

Il carcinoma triplo negativo non esprime né i recettori ormonali né HER2: mancano quindi i bersagli delle terapie ormonali e anti-HER2, e tende a crescere più rapidamente.

Il carcinoma mammario infiammatorio è raro e si distingue per la progressione veloce e i segni cutanei marcati.

Il tumore metastatico ha raggiunto altri organi e richiede terapie prolungate.

Anche in questi casi le opzioni terapeutiche esistono e sono in continua evoluzione: per il triplo negativo, per esempio, l’immunoterapia ha aperto possibilità che fino a pochi anni fa non c’erano.

La prognosi dipende comunque da molti fattori – stadio alla diagnosi, biologia del tumore, risposta individuale – e non è determinabile a priori sulla base del solo sottotipo.

Visita senologica ed esami a Cernusco sul Naviglio

Nella sede di Cernusco sul Naviglio del Santagostino è possibile prenotare la visita senologica e la visita senologica con ecografia mammaria bilaterale, sia per un controllo periodico sia in presenza di un sintomo da valutare.

È indicato rivolgersi allo specialista in caso di:

  • nodulo o ispessimento palpabile
  • secrezione dal capezzolo (soprattutto se da un solo lato o con tracce di sangue)
  • retrazione recente del capezzolo
  • alterazioni della pelle
  • asimmetria di nuova comparsa
  • dolore persistente e localizzato o linfonodi ascellari palpabili.

La visita è utile anche in assenza di disturbi, come primo inquadramento e in presenza di familiarità.

Ricordiamo che, per le donne tra i 45 e i 74 anni residenti in Lombardia, la mammografia di screening è gratuita nell’ambito del programma regionale: il percorso privato non lo sostituisce, ma può affiancarlo quando serve un approfondimento o una valutazione fuori dalle fasce previste.