Gotta: sintomi, cause e cura della malattia articolare
La gotta è una malattia metabolica che provoca attacchi improvvisi di artrite infiammatoria, caratterizzati da dolore intenso, gonfiore e arrossamento delle articolazioni. La causa risiede nella formazione e nel deposito di cristalli di acido urico a livello articolare, conseguenza di concentrazioni elevate di questa sostanza nel sangue (iperuricemia).
Nel 50-75% dei casi, il primo episodio colpisce l’articolazione alla base dell’alluce, condizione nota come podagra. La gotta interessa prevalentemente gli uomini tra i 30 e i 45 anni, mentre nelle donne l’incidenza aumenta dopo la menopausa. Negli ultimi decenni si è registrato un incremento dei casi, legato a fattori quali obesità, sindrome metabolica e invecchiamento della popolazione.
Quali sono i sintomi della gotta?
I sintomi della gotta si manifestano tipicamente in modo improvviso, spesso durante la notte o nelle prime ore del mattino. L’attacco acuto si caratterizza per:
- Dolore articolare intenso: raggiunge il picco nelle prime 12-24 ore dall’esordio e può essere talmente severo da rendere insopportabile anche il contatto con le lenzuola
- Gonfiore e arrossamento: l’articolazione interessata appare calda, tumefatta e arrossata
- Limitazione funzionale: diventa difficile o impossibile utilizzare l’articolazione colpita
Le sedi più frequentemente coinvolte sono l’alluce, ma anche caviglie, ginocchia, polsi, dita delle mani e gomiti. Senza trattamento, un attacco acuto può durare da alcuni giorni fino a due settimane. Con il tempo, gli episodi tendono a diventare più frequenti, prolungati e a interessare più articolazioni contemporaneamente.
Nei pazienti con gotta cronica non trattata possono comparire i tofi, noduli duri formati da depositi di cristalli di acido urico circondati da tessuto infiammatorio. Si localizzano attorno alle articolazioni, sui padiglioni auricolari e, più raramente, a livello renale.
Cause e iperuricemia
La gotta si sviluppa quando l’acido urico nel sangue raggiunge concentrazioni così elevate da cristallizzare e depositarsi nelle articolazioni. L’iperuricemia può derivare da una produzione eccessiva di acido urico da parte dell’organismo o da una ridotta capacità dei reni di eliminarlo attraverso le urine.
I fattori che contribuiscono all’iperuricemia includono:
- Alimentazione ricca di purine: carni rosse, frattaglie, alcuni pesci e frutti di mare, bevande alcoliche
- Consumo eccessivo di fruttosio: presente in bevande zuccherate e alcuni alimenti processati
- Sovrappeso e obesità: riducono l’eliminazione renale di acido urico
- Farmaci: diuretici, acido acetilsalicilico a basse dosi, alcuni immunosoppressori
- Malattie associate: insufficienza renale, ipertensione arteriosa, diabete, sindrome metabolica
- Fattori genetici: alcune forme familiari predispongono all’iperuricemia
È importante sottolineare che l’iperuricemia può rimanere asintomatica per anni prima di manifestarsi con un attacco gottoso. Non tutti i soggetti con acido urico elevato sviluppano la gotta, ma il rischio aumenta proporzionalmente ai livelli ematici.
Come capire se si ha la gotta: la diagnosi
La diagnosi di gotta si basa sulla combinazione di dati clinici, esami di laboratorio e, quando necessario, analisi del liquido articolare.
L’esame del sangue permette di valutare i livelli di uricemia (acido urico nel sangue) e gli indici di infiammazione. Valori superiori a 6,8 mg/dL favoriscono la precipitazione di cristalli, anche se durante un attacco acuto l’uricemia può risultare temporaneamente normale.
L’artrocentesi, ovvero il prelievo di liquido dall’articolazione infiammata mediante un ago, rappresenta il criterio diagnostico più affidabile. L’analisi microscopica evidenzia i caratteristici cristalli aghiformi di urato monosodico, che confermano con certezza la diagnosi.
L’ecografia articolare e la radiografia possono supportare la diagnosi, rilevando depositi di cristalli, erosioni ossee o la presenza di tofi. L’ecografia, in particolare, permette di visualizzare il cosiddetto “doppio contorno”, un segno specifico della gotta.
Come si cura un attacco di gotta?
Il trattamento dell’attacco acuto mira a ridurre rapidamente dolore e infiammazione. L’intervento precoce è fondamentale per abbreviare la durata dei sintomi.
I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano la prima scelta terapeutica nella maggior parte dei pazienti. Vanno assunti a dosaggio pieno fin dall’esordio dei sintomi e continuati per alcuni giorni dopo la risoluzione completa.
La colchicina costituisce un’alternativa efficace, particolarmente quando somministrata nelle prime ore dell’attacco. Va utilizzata con cautela per i possibili effetti collaterali gastrointestinali.
I corticosteroidi, per via orale o tramite infiltrazione locale, sono indicati nei pazienti che non possono assumere FANS o colchicina, ad esempio per insufficienza renale, ulcera gastrica o interazioni farmacologiche.
L’applicazione di ghiaccio sull’articolazione colpita e il riposo dell’arto interessato aiutano ad alleviare i sintomi. Durante l’attacco acuto va evitato l’inizio di una terapia ipouricemizzante, che potrebbe prolungare l’infiammazione.
Cosa non mangiare con la gotta: alimentazione e prevenzione
La dieta svolge un ruolo importante nella gestione della gotta. Gli alimenti da limitare o evitare sono quelli ricchi di purine, che vengono metabolizzate in acido urico:
- Carni rosse e frattaglie: fegato, reni, cervello, cuore
- Alcuni pesci: sardine, acciughe, sgombro, aringa
- Frutti di mare: cozze, capesante, gamberi
- Bevande alcoliche: birra e superalcolici in particolare
- Bibite zuccherate: ricche di fruttosio
È consigliabile privilegiare:
- Latticini a basso contenuto di grassi
- Verdure (anche quelle con moderate quantità di purine come spinaci e asparagi non sembrano aumentare il rischio)
- Frutta fresca
- Cereali integrali
- Abbondante idratazione con acqua
La riduzione del peso corporeo nei pazienti sovrappeso contribuisce significativamente al controllo dell’uricemia. Per un piano alimentare personalizzato, è utile rivolgersi a un nutrizionista.
Trattamento a lungo termine
Oltre alla gestione dell’attacco acuto, è essenziale una terapia ipouricemizzante per prevenire nuovi episodi e le complicanze della gotta cronica. L’obiettivo è mantenere l’uricemia al di sotto di 6 mg/dL.
I farmaci ipouricemizzanti, come l’allopurinolo o il febuxostat, vanno introdotti dopo la risoluzione completa dell’attacco acuto e proseguiti a lungo termine. La terapia va accompagnata da modifiche dello stile di vita e monitoraggio periodico dei valori di acido urico.
Un trattamento adeguato non solo previene gli attacchi gottosi, ma riduce anche il rischio di complicanze cardiovascolari, renali e metaboliche associate all’iperuricemia cronica. Per una gestione completa della malattia, è consigliabile rivolgersi a uno specialista in reumatologia o in ortopedia.